Viaggio nel Futurismo con il Prof. Delpriori
Articolo redatto dagli studenti della classe 5M, con la supervisione del prof. Paolo Giordani, a beneficio della comunità scolastica e di tutti gli interessati.
Dimenticate i musei polverosi e il silenzio delle gallerie. Il 18 febbraio scorso, la nostra scuola è stata travolta da un’ondata di energia, velocità e provocazione. Introdotto dalla Prof.ssa Michela Sacchi, l'ospite d'eccezione Professor Alessandro Delpriori (Università di Camerino) ci ha proiettati nel cuore del Futurismo, l’avanguardia che voleva “incendiare” il passato per inventare il domani.
Ecco cosa abbiamo scoperto durante questa lezione-evento che ha collegato Giotto a Marinetti, passando per le contraddizioni del potere.
Tutto comincia con un atto di ribellione. Il Professor Delpriori ci ha spiegato che il Futurismo non nasce dal nulla: è il figlio "ribelle" di una rivoluzione iniziata da Manet. Prima di lui, l'arte doveva essere uno specchio della realtà; dopo di lui, diventa espressione pura dell'artista.
Se i grandi come Giotto e Raffaello avevano dominato i loro secoli, è con il dinamismo di Van Gogh e Boldini che la forma inizia a “rompersi”. Il colore non serve più a disegnare oggetti, ma a intrappolare il movimento. È questa la linfa che nutrirà i futuristi: l'ossessione per una realtà che non sta mai ferma.
Nel 1909, Filippo Tommaso Marinetti lancia da Parigi una sfida al mondo: il Manifesto del Futurismo. Il messaggio è chiaro: basta guardarsi indietro, è ora di celebrare la macchina, la velocità e il progresso.
Ma il Futurismo non è stato solo pittura. È stato un virus creativo che ha contagiato tutto, dalla letteratura - dove le parole si liberano dai vincoli della grammatica - all’ambiente - l'opera d'arte non è più un quadro appeso, ma un'esperienza che deve avvolgere chi guarda (proprio come accadeva nelle visioni astratte di Kandinsky).
Abbiamo anche riscoperto figure locali, come il maceratese Ivo Pannaggi, capace di portare questa rivoluzione globale nelle nostre terre, dimostrando che il Futurismo era ovunque ci fosse voglia di cambiamento.
Il capitolo più intenso e controverso dell'incontro ha riguardato il legame, spesso ambiguo, tra i futuristi e la politica. Attratti dal desiderio di azione, i futuristi fondarono i loro “Fasci”, diventando inizialmente una fonte d'ispirazione per Mussolini, il quale poi, una volta al potere capì che il disordine e la frenesia di Marinetti non lo avrebbero aiutato nel realizzare il suo progetto totalitario di omologazione della mentalità del Paese. Il regime iniziò così a “normalizzare” gli artisti, spingendoli verso uno stile più rassicurante e celebrativo.
L’esempio perfetto? Carlo Carrà. Un tempo agguerrito futurista, finì per studiare Giotto. Quello stesso passato che il movimento voleva cancellare tornava trionfante come simbolo dell'eccellenza italiana, trasformando la rivoluzione in tradizione.
L’incontro con il Professor Delpriori ci ha lasciato una lezione importante: il Futurismo non è stato solo uno stile artistico, ma un modo di vivere e di pensare. Ci ha insegnato che l'arte è una forza viva, capace di sporcarsi le mani e di sfidare il tempo, anche a costo di contraddirsi.
